Quando le stagioni erano più marcate
Ho sempre desiderato fare ancora un ultimo giro in slitta, come quando ero bambina. Ma negli ultimi anni la neve non è più arrivata come una volta.
Ricordo che gli anziani dicevano che la neve era importante perché permetteva alla terra di riposare. Gli inverni erano lunghi e ben definiti, così come le altre stagioni. Si sapeva quando iniziavano e quando finivano.
Per noi l’inverno iniziava con la raccolta delle pannocchie intorno alla festa di Ognissanti. Si lavorava in fretta perché da un momento all’altro poteva arrivare la neve.
Oggi invece vedo più sbalzi e piogge intense anche durante l’estate.
Il lavoro nei campi
La terra era preziosa. Per ottenere un piccolo prato in più da sfalciare si era disposti a camminare per ore. Si estirpavano alberi e cespugli pur di racavare un piccolo appezzamento in più per riempire un altro “gei” di fieno.
Anche i bambini partecipavano. Ognuno aveva il proprio “gei”: prima piccolo, poi medio e infine grande. Cresceva insieme a noi e ci insegnava il valore del lavoro.
Le famiglie si scambiavano semi, attrezzi e aiuto reciproco. Tutto aveva un valore e nulla veniva sprecato.
Il ghiaccio, il freddo e la vita quotidiana
Durante le mattine d’inverno si sentiva il rumore degli zoccoli di legno ferrati (dalbidas cui glacins) che rompevano il ghiaccio lungo le strade del paese. Le donne uscivano presto per raggiungere le stalle e il rumore era sempre lo stesso: “crock, crock”.
Gli inverni costringevano a trascorrere più tempo in casa. Le donne filavano la lana, confezionavano vestiti e lavoravano a maglia. Non si teneva conto del tempo che passava: l’inverno era lungo e tempo per lavorare ce n’era. Noi donne, per difenderci dal freddo, indossavamo le calze di lana grezza che pungevano terribilmente, ma erano indispensabili. Anche perché non esistevano i pantaloni femminili e quindi era ancora più difficile difendersi dal freddo. Non era raro soffrire di geloni.
Anche i bambini avevano i loro compiti. Aiutavamo a preparare il filo per cucire gli scarpez e partecipavamo ai lavori domestici.
Una comunità che collaborava
Il giovedì non c’era scuola. Le ragazze imparavano a cucire dalle suore, mentre i ragazzi andavano nei boschi per imparare a riconoscere gli alberi.
Ricordo il “dimplovi”: quando nevicava, alle nove del mattino, la campana suonava e una persona per ogni famiglia partiva per pulire un tratto di strada dalla neve, dato che altrimenti il paese sarebbe rimasto isolato. Era un lavoro collettivo, svolto per il bene di tutti.
Oggi noto più bosco, più aree abbandonate e molti più animali selvatici. Non è raro vedere gruppi di cervi vicino alle case, cosa che un tempo accadeva molto meno.
Il paesaggio continua a cambiare, proprio come il clima.

